Silvana Romano vive e lavora a Genova, laureata in Lettere con lode, ha frequentato i corsi dell’Accademia Ligustica di Belle Arti con i professori Ferraresi, Ottria, Terrone, Sirotti e ha frequentato per anni lo studio del pittore G. Cardillo.

Inserita nel dizionario degli Artisti Liguri dal Prof. Germano Beringheli ed. 2006.

Dal 2005 ha partecipato a numerose mostre collettive presso la Galleria Arte Studio di Genova, il Centro Culturale Nicolò Barabino, Art Walk Palazzo Zenobio Venezia, Galleria San Donato di Genova, Satura.


Sulla Biennale d’Arte Pittura Scultura Ceramica Creazioni Artisti Liguri 
Erga Edizioni 2019

La Dott.ssa Giannina Scorza scrive della Romano: “vi è un aleggiante silenzio allegorico nelle “Nature Silenti”, nelle eleganti composizioni floreali, nei paesaggi e marine che ricordano i pittori e poeti liguri tra 800 e 900 eseguiti en plain air” nei paesaggi boschivi della Val Trebbia, nei colori ardenti dell’autunno o nei pescherecci della Darsena di Genova, la metodica del suo far pittura rivela assunti e rimandi all’Impressionismo, fino a rasentare il pathos espressionista. Nelle marine e nei paesaggi della Val Trebbia vi è vigoria, vivacità trascinante dell’imprinting gestuale, effervescenza della tavolozza cromatica. I colori e gli effetti illuministici attirano scenari e sfavillii che diffondono atmosfere ricche di vibralità cromatica, metafore del vivere e dell’esistere oltre il tempo che ci è dato.

Il linguaggio dei suoi quadri è limpido, immediato eppure misterioso, “diario dell’anima” più che trasposizione naturalistica del vero. 

Questi boschi, strade sterrate, piccoli gruppi di case isolate, sembrano intrecciare un dialogo con chi le guarda: l’autunno è splendido e le rare presenze umane compaiono tra il fogliame e ci lasciano soli con i nostri miti. Anche nelle marine la pennellata è forte, non compiaciuta, essenziale: si sente il vento che ingobbisce i pini, tormentate mareggiate che erodono le scogliere e si ritirano al largo “portando l’alghe e le procellarie”.

Più recentemente la pittrice ha orientato la sua cifra stilistica alla figura umana attraverso le posture delle bambole. Esse sono presentate non come giocattoli, ma come portatrici di sentimenti umani che riflettono l’interiorità e la problematicità dell’essere femminile ai nostri giorni nelle sue vicissitudini felici, ma spesso vittime di un destino malvagio.